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Taiwan, quando il motto è “mettiamo (più) intelligenza” (I parte)
Dall’export di macchine utensili a quello di sistemi e linee produttive. Diamo uno sguardo al mercato taiwanese della macchina utensile per scoprire le principali tendenze di un settore in grande cambiamento.

di Marinella Croci    


L'industria taiwanese guarda oltre le tensioni Usa-Cina e pensa a espandersi in altri mercati. Rinomati per il buon rapporto costo - qualità, da alcuni anni i costruttori locali stanno lavorando a progetti lungimiranti per rendere la produzione smart. Dall'export di macchine utensili si passerà a quello di sistemi e linee complete. Naturalmente intelligenti.



Da singole macchine a sistemi completi
Mettiamo (più) intelligenza nel manifatturiero. Un motto che negli ultimi anni ha ispirato il concetto di Industria 4.0, declinato nelle più ampie accezioni in accordo con le tradizioni e le culture dei diversi Paesi. In realtà uno standard ancora non esiste. L’obiettivo però è nobile: migliorare la produttività e la qualità del prodotto finito ‘liberando’ al tempo stesso gli operatori dai compiti più gravosi per assegnarne altri più concettuali. Senza dubbio siamo di fronte a una transizione. I costruttori taiwanesi sono perfettamente allineati con questo concetto, che li fa sentire a proprio agio, avvantaggiati dall’esperienza nelle tecnologie informatiche e sostenuti dal governo per costruire il futuro dell’industria. Tra le cinque industrie principali indicate dal governo nel Piano 2016 (5+2 Industrial Innovation Plan) figurano infatti le macchine intelligenti, con Taichung quale capitale dei macchinari smart. Il Ministero degli Affari Economici (Moea) e l’Istituto di Ricerca Tecnologica (Itri) hanno così supportato la realizzazione nel parco industriale Precision Machinery Innovation Technology di Taichung di un’area Intelligent Manufacturing Pilot, cui si è aggiunto più recentemente il centro di sviluppo Global Smart Machinery. Perché Taiwan si sta preparando a una transizione da Paese esportatore di singole macchine utensili all’esportazione di sistemi e linee produttive complete e persino di intere fabbriche.



Il modello taiwanese
Il modello taiwanese ‘smart’ integra elementi online e offline: i dati sono raccolti direttamente dalle macchine mediante sensori, successivamente caricati nel cloud attraverso appositi dispositivi per essere poi aggregati in modo da ottenere big data che saranno successivamente elaborati e analizzati con l’obiettivo di migliorare la gestione dell’intero processo produttivo. Le macchine non proprio recenti vengono equipaggiate con Smart Machine Box, dispositivi di Advantech in grado di monitorarne lo stato e, al tempo stesso, di estrarre i dati e connettere via IoT i macchinari esistenti: attualmente ne sono stati installati 1300 e altri 1500 saranno installati entro quest’anno. Le macchine sono state dunque rese intelligenti e i dati vengono raccolti regolarmente. A Taiwan si lavora già allo step successivo: l’elaborazione e analisi dei big data



Import & Export
Nella classifica mondiale dei Paesi esportatori, Taiwan è in quarta posizione, con il 78% della produzione esportata: nel 2018 l’export di macchine utensili è stato pari a 3.656 milioni di dollari, segnando un aumento del 9,2% rispetto all’anno precedente. La Cina è la principale destinazione (32,4%), seguita da Stati Uniti (13,1%), Turchia (4,4%), India (4,3%), Tailandia (3,8%), Paesi Bassi (3,7%), Vietnam (3,4%), Germania (3,2%), Giappone e Italia (2,8%). Le importazioni, che nel 2018 hanno totalizzato 965 milioni di dollari, provengono in gran parte da Giappone (42,4%), Cina (16,1%), Singapore (12,4%) e Germania (11%). Dall’Italia viene importato il 2,1% delle macchine utensili. A essere importati maggiormente nel 2018 risultano macchine EDM, taglio laser, centri di lavoro e torni.
Nel 2018 sono stati inoltre esportati accessori per 1.924 milioni di dollari (+23,2%), di cui il 54,8% diretto in Cina, e importati per 304 milioni di dollari, prevalentemente da Giappone (31,5%), Cina (26,2%), Germania (15,7%) e Italia (6,9%).



Quali partner commerciali
Le statistiche non lasciano dubbi: la Cina è il principale partner commerciale di Taiwan. Almeno finora perché il rallentamento dell’economia interna cinese e le tensioni con gli Stati Uniti potrebbero influire pesantemente sui prossimi scambi commerciali. A una recente conferenza stampa Alex Ko, presidente TAMI (Associazione dell’industria taiwanese dei macchinari), ha affermato che la guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina potrebbe avere ripercussioni sul mercato taiwanese nel medio termine per poi trasformarsi in vantaggio se i prezzi dei concorrenti cinesi saliranno a causa dei dazi. Se queste tensioni dovessero perdurare, le fabbriche impiantate in Cina dai taiwanesi potrebbero essere smantellate e trasferite altrove con conseguenze sull’intero ecosistema produttivo. Un momento storico propizio per riorganizzare le strategie di marketing e pensare a espandersi in mercati meno tradizionali, come Vietnam, Indonesia, Sud-Est Asiatico e India.

La fabbrica intelligente
L’industria taiwanese della macchina utensile ha subito un cambiamento radicale negli ultimi decenni, che ha portato all’attuale sviluppo tecnologico del settore, tanto che oggi le imprese locali, in gran parte di piccole e medie dimensioni, possono offrire una gamma completa di macchine per lavorazioni ad alta velocità, multiassi e multitasking assicurando maggiore efficienza e produttività oltre a ridurre i tempi di lavorazione.
Oltre la metà dei costruttori ha sede nel distretto industriale di Taichung, al centro di Taiwan, dove nel raggio di 60 km si contano circa 1.500 grandi costruttori e oltre 10.000 fornitori , che formano una catena della fornitura in grado di operare in sinergia. Come evolve il mercato? Nel 2016 diverse Associazioni, tra cui TMBA – Associazione dei costruttori di macchine utensili e accessori, Tairoa (robotica), TSIA e SEMI (semiconduttori,) hanno siglato un accordo per integrare dispositivi elettronici nell’industria della macchina utensile. Secondo Tami, nel prossimo decennio saranno le industrie aeronautica e automobilistica a fare da traino alla dirompente produzione intelligente. E’ proprio qui che si rivolge l’attenzione dei costruttori. Ne abbiamo visitati alcuni e ne parleremo sul prossimo numero.

Il collaboratore fidato
Nella fabbrica intelligente l’operatore fisico viene affiancato da un collaboratore che possa sollevarlo da compiti ripetitivi, gravosi o di estrema precisione. Un collaboratore robotizzato, che non è un robot, è un ‘cobot’, pensato e sviluppato per operare in sicurezza e in sinergia con l’uomo. Techman Robot, filiale di Quanta Computer, produce robot collaborativi intelligenti con sistemi di visione integrati, che si distinguono per la rapida e semplice programmazione dei movimenti per attività Pick & Place. Di recente introduzione, la serie TM Operator e TM Palletizing Operator, integrabile con braccio robotico TM12 (payload di 12 kg e gamma di lavoro di 1300 mm), consente di impostare rapidamente il processo correggendo automaticamente la posizione grazie all’ispezione visiva tramite Smart UI; con la funzione telescopica il braccio adegua automaticamente l’altezza in funzione della posizione del pallet. La possibilità di analizzare grandi quantitativi di dati e la funzione di pre-allarme evita anomalie, aumenta la capacità produttiva e riduce i costi di manutenzione.